Buongiorno
ho sempre progettato, se possibile, in comportamento non dissipativo.
La domanda l'ho sempre calcolata, dove possibile, con il fattore di comportamento q minore o uguale a 1.5.
La resistenza sezionale l'ho sempre determinata in accordo al capitolo 4 della NTC.
Il che significa che:
-se ho una sezione metallica ad H in classe 1 o 2 utilizzo il modulo di resistenza plastico (e i post processori dei software implementano questo).
-Il momento resistente di una sezione in cemento armato la posso calcolare con Gelfi (e i post processori dei software implementano questo).
Un collega contesta questa metodologia, sulla base della frase contenuta nel cap 7.4.1, dove si afferma che in comportamento non dissipativo le strutture devono rimanere "sostanzialmente in campo elastico".
Il collega sostiene che nella valutazione della capacità resistente sezionale bisogna linearizzare le tensioni e fare in modo che nella fibra più esterna non si superi la resistenza del materiale.
Il che significa che:
-per l'acciaio non potrò mai utilizzare il Wplastico, non potrei andare oltre il Welastico;
-per una sezione in c.a. non potrò mai sviluppare il Mresistente così come ce lo hanno insegnato al corso di tecnica delle costruzioni (perchè calcolato con modello parabola-rettangolo o stress-block)
A prescindere dall'impossibilità di utilizzare qualsiasi post-processore di verifica sezionale, a me sembra che l'interpretazione, per quanto a favore di sicurezza, sia troppo conservativa.
La tesi è rafforzata guardando cosa dice l' EC8:2005 in DCL
-per il c.a. cap 5.3.1, 5.3.2 e 5.3.3 dice che posso usare q=1.5 e fare le verifiche come da EC2
-per l'acciaio al cap 6.1.2 dice che posso usare q=1.5 e fare le verifiche come da EC3
Il mio approccio è contestabile?